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Non c’è più religione

Domenica stavo guardano il programma TV di italiauno “Le Iene”, in particolare il servizio di Pablo Trincia su don Nello Giraudo, il parrocco che dal 1980 al 2010 ha abusato dei bambini che frequentavano le parrocchie in cui ha esercitato l’attività di sacerdote. L’inchiesta del giornalista fa emergere quanto i vescovi e le gerarchie vaticane fossero al corrente della situazione e non abbiano fatto nulla per fermarlo.

Niente capite? Ma come si fa a rimanere in silenzio conoscendo i fatti?! E non solo in silenzio, ogni volta che i mormorii su don Nello si facevano più rumorosi veniva spostato in un’altra parrocchia dove il pervertito pedofilo abusava di altri bambini e via via così per 20 anni. Nessun provvedimento di alcun tipo preso per tutti questi anni, infatti alla fine è stato don Nello stesso a consegnare le sue dimissioni.

Tutto questo mi dà il voltastomaco! Mi chiedo, e non penso di essere l’unica, come sia possibile che tutti (mi riferisco alla Chiesa) sapessero e nessuno lo abbia tolto da quella carica e lo abbia fatto arrestare o piuttosto non lo abbiano aiutato a curarsi da questa perversione. In ogni caso tenerlo a contatto con dei bambini è proprio la cosa peggiore che potessero fare e sapere che sono queste le persone che ci parlano di carità, di amore, di fede mi fa schifo!

Annunci

Annunci di lavoro

Sono solita vedere al mattino il tg regionale e non so se anche quello della vostra regione è così, ma in quello che vedo io il giovedì al termine delle notizie vengono letti gli annunci di lavoro.

Non avete idea delle competenze e degli skills richiesti a questi candidati. L’annuncio selezionato oggi dal tg era per questa tipologia di candidati: devono avere tutte le patenti possibili, essere laureati in ingegneria possibilmente con laurea specialistica, con un’esperienza di almeno 3 anni ma con un’età non superiore ai 30 anni, devono conoscere l’inglese e il tedesco in modo fluente, costituisce titolo preferenziale la conoscenza di realtà industriali, occorre che sappiano utilizzare autocad.

Dico io non vogliamo anche chiedere a questi poveri candidati di saper fare la verticale e camminare su una mano?!? Oppure saper scalare una parete bendati utilizzando solo i piedi?!?

Dopo queste domande, secondo me assolutamente legittime, ho pensato: “se uno ha tutti questi requisiti si beccherà uno stipendio da paura!” E invece…povera illusa!

Indovinate? E’ previsto un rimborso spese mensile pari a 600 €. A questo punto sono partiti i miei insulti contro la conduttrice:

bip bip bip bip bip bip bip bip bip bip

Ma dico io state cercando un personaggio che possieda tutto ciò che richiedete, che già è un’impresa difficile se non impossibile e converrebbe interpellare Chi l’ha visto perchè un genio così non so dove possa trovarsi, ma porca miseria almeno volete pagarlo per le competenze possedute? Cioè sto tipo per avere tutte le patenti, saper usare autocad, avere la laurea specialistica in ingegneria e bla bla bla, avrà speso dei soldi, avrà investito su sè stesso per acquisire e sviluppare tutto queste conoscenze, di conseguenza dovrà un minimo rientrare del tempo e del denaro che ha speso o no?!?

La mia indignazione è altissima e qui mi taccio, lascio a voi ulteriori commenti.

Elezioni

Stupita, attonita, basita, esterrefatta, meravigliata, sbalordita e ancora non basta per esprimere la mia sorpresa nel vedere i risultati di queste elezioni. Non aggiungo altro se non il rimando a questo articolo di Gramellini

Buona lettura!

Perchè Sanremo è Sanremo!

Io la buona volontà di vedere il festival ce lo messa. Ma proprio niente NON-MI-PIA-CE!

La Littizzetto la adoro e trovo che sia fantanstica, ma non può tutto il tempo usare in prima serata e a questa serata le parole cazzo e minchia, mandare a cagare tutti continuamente. Dopo 10 minuti mi ero già stancata. Idem per Fazio, probabilmente mi tirerò gli insulti dietro, ma penso che non sia assolutamente in grado. Non ha lo standing per condurre un programma del genere.

A parte questo, evitando di parlare dei cantanti e delle canzoni, mi è piaciuta tantissimo la scenografia con l’orchestra tutta sospesa e quei bei colori sgargianti e allegri che cercando sul web è da attribuirsi a Francesca Montinaro. Complimenti davvero! L’ho trovata originale ed elegante senza essere pesante.

Repubblica scrive:

A firmare la scenografia del 63esimo Festival di Sanremo è per la prima volta nella storia dello show, una donna, Francesca Montinaro

Che dire: women do it better! 🙂

Peccato che tutto il resto non sia all’altezza!

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Non habemus papam

Come  far finta di niente? Dopo l’annuncio di ieri mattina non c’è quotidiano, tv, radio, pagina web che non ne parli! Non c’è dubbio questa notizia ha scioccato il mondo.

Obama, Merkel, Hollande e tanti altri hanno parlato di rispetto, di sorpresa, di coraggio, di apprezzamento.

Io personalmente appena l’ho saputo mi sono fatta due idee:

  • Se anche il papa dice che non ce la fa più cosa dovremmo fare noi poveri uomini e donne terrestri? Molliamo tutto pure noi perché il peso è troppo da sopportare?

Inizialmente ho interpretato infatti questa sua dichiarazione come un abbandono, un gettare la spugna, un’arresa e ho proprio pensato “se lascia pure lui siamo a posto!”

  • Si è reso conto di essere inadeguato, di non poter dare abbastanza in termini di forza sia fisica che morale per i tempi di oggi, per i problemi di oggi, per le persone di oggi e vuole lasciar spazio a chi invece può farlo (speriamo!)

Ovviamente dopo 2 minuti di riflessione sulla notizia appena appresa ha prevalso la seconda idea! 🙂

Penso che, a parte il coraggio, il rispetto per la difficile decisione, l’ammirazione e bla bla bla (non voglio essere blasfema ma non voglio protrarmi in lungaggini), la Chiesa abbia bisogno di un bel giro di vite, di un grosso cambiamento o forse adeguamento nel senso positivo del termine per avvicinarsi di più alla vita di oggi. Magari tante cose che si professano possono essere traslate a situazioni dei nostri tempi ma la maggior parte no! Non voglio mettermi ad elencare tutte le cose su cui non sono d’accordo perché non voglio farne un dibattito religioso, vorrei cercare di essere più oggettiva possibile e oggettivamente la Chiesa deve aggiornarsi a prescindere che si creda o non si creda, che si sia buddisti o cattolici, in ogni caso non potrà essere vicina alle persone di oggi e soprattutto al mondo in cui viviamo oggi se non prende il coraggio di adeguarsi ai tempi attuali.

Detto ciò dal 28 febbraio vedremo cosa accadrà… wait and see!

E’ il momento di alzare la voce

Oggi voglio citare un articolo di Repubblica che seppur di 6 mesi fa è ahimè molto attuale:

Lo studio che pubblichiamo – un rigoroso lavoro scientifico di quelli destinati a essere discussi nei convegni, publbicati sulle riviste di settore, diventare letteratura accademica – dice che le donne sono più brave degli uomini. Una cosa che se una di noi si azzardasse a dire ad alta voce in ufficio o in una discussione pubblica sarebbe immediatamente tacciata di femminismo, categoria declinata da qualche anno come insulto, e guardata dai compagni di lavoro e di vita con sospetto, commiserazione, sufficienza e paura. Di conseguenza messa ai margini coi metodi consueti: dileggio, batuttine, maschilismo di repertorio e di potere. Infatti non si dice. Le donne hanno imparato da molto tempo, direi che lo hanno sempre saputo, che per fare quello che vogliono come vogliono devono dare l’impressione di non nuocere. Dare ai cretini la sensazione di essere spiritosi, non replicare e fargli le scarpe nei fatti. Senza che se ne accorgano.

Che le donne siano più brave, negli studi e nei luoghi di lavoro, è una nozione elementare di cui chiunque fa quotidiana esperienza; non tutte le donne, naturalmente, ché non basta essere donna. In quanto persone – difatti – anche le donne possono come gli uomini essere avide, sciocche, interessate, servili. Però quelle brave sono più brave. A scuola, per esempio. Dice la ricerca che “ottengono mediamente risultati migliori”, nel senso che si laureano in maggior numero, con voti più alti e in meno tempo.

Parliamo della “fascia alta” della società: il campione esamina diplomate nei licei e laureate nelle scuole e negli atenei di Milano. In tre mesi di meno, in media, le ragazze si laureano più numerose e con voti più alti. Poi vanno a lavorare, e guadagnano il 37 per cento in meno. Non un po’ di meno: un terzo abbondante. Anche a livelli dirigenziali gli amministratori delegati (non tutti, ma molti) si sentono in tranquillo e condiviso diritto di proporre alle donne contratti spacciati come standard che sono in verità di molto al di sotto, come reddito e garanzie, di quelli che propongono agli uomini.

La domanda dunque è: perché le donne li accettano? Perché a quel livello – il livello delle competenze alte, delle eccellenze – non funziona il ricatto al ribasso, quello per cui un ricercatore precario è costretto ad accettare 400 euro al mese perché se no c’è fuori una fila lunga così di aspiranti. Quindi: perché le donne non negoziano, non fanno rete, non denunciano? Perché non sono competitive, dice la ricerca che prende a parametri le attività sportive e il volontariato: le donne in esame fanno meno sport agonistico degli uomini e molta più attività sociale non remunerata. Non sono interessate alla gara, fanno per gli altri.

Anche in questo c’è un fondo di verità, soprattutto nella seconda parte. Sono competitive, certo che lo sono, ma hanno di più a cuore il bene degli altri. In generale, per l’esperienza che ne ho, considerano il potere un luogo di responsabilità e di fatica e non un privilegio. Sono in questo fastidiosissime, essendo la loro presenza la misura esatta dell’altrui deficienza: sul fronte del bene comune, del progetto condiviso, della passione civile. È molto chiaro, dunque, perché vengono – come si dice in quel linguaggio – disincentivate. Perché fanno ombra, smascherano il sistema autoimmune delle caste. Ed è anche chiaro perché fino ad oggi hanno piegato la testa alle peggiori condizioni: era l’unico modo per starci.

Ora però, credo, è venuto il tempo di dire le cose come stanno: è maturo il momento. Per le eccellenze degli atenei di Milano e per i milioni di donne nei call center e nelle catene di montaggio, per le astrofisiche e le hostess ai convegni. Il riscatto, come sempre, arriverà dal rifiuto di sottostare al ricatto. Nessuno regalerà niente, bisogna pretendere. Se il momento è difficile pazienza, anzi meglio. E nei momenti difficili che le cose cambiano per tutti. Non è detto che sia in peggio, la battaglia può chiamare a raccolta forze imprevedibili. La storia insegna. L’ora di alzare la voce è adesso, insieme agli altri: perché il futuro è già qui, è solo molto mal distribuito.

(04 giugno 2012)

di Concita De Gregorio (http://www.repubblica.it/economia/2012/06/04/news/momento_alzare_voce-36504268/)

Ovunque io mi volti nelle aziende, nei negozi, nei call center, in ospedale, vedo tantissime lavoratrici che non solo si “fanno il mazzo” sul luogo di lavoro ma quando escono sono ancora mogli e madri e hanno da lavorare anche a casa. Il problema è che queste donne straordinarie e piene di grinta, di entusiasmo e di energia per quanto eccezionali, competenti e preparate vengono pagate 1/3 in meno rispetto agli uomini.

Non sono una femminista ma vedo intorno a me una continua iniquità di trattamento economico tra i due sessi. Solo perchè siamo donne anche ai livelli più alti veniamo pagate di meno, ma come è possibile? Tra l’altro: sempre che ci siano delle quote rosa ai livelli più alti!

E’ anche vero che se siamo più numerose e occupiamo ora tantissimi posti “medi” prima o poi nello scatto verso l’alto sarà inevitabile che ci saremo noi ai vertici. Non so dire se sarà meglio o peggio, spero solo che si realizzi presto. E siamo noi che dobbiamo impegnarci perchè accada il prima possibile, come? E’ il momento di alzare la voce!

Poveri dentro

In realtà il titolo che volevo dare a questo articolo è pezzenti dentro. Mi riferisco infatti a quelle persone che hanno per professione o per eredità dei privilegi sociali e che invece di utilizzare la formula di “aiutare chi è meno fortunato” non solo non si preoccupano minimamente di fare del bene ma in più fanno anche i pezzenti appunto con tutti gli altri, che sono invece “normali”. Per cui li senti fare le pulci per avere un regalo gratuito per i figli, per andare – sempre gratuitamente – a teatro e al museo, avere offerti i biglietti allo stadio, leggere il giornale del giorno prima pur di non comperarlo, scroccare persino il caffè al bar!

Si oggi ce l’ho con loro, i privilegiati, che si credono tanto nobili d’animo ma che in realtà sono solo dei pezzenti senza un minimo di dignità, che sanno solo lamentarsi e piangere per quello che non hanno (nel senso che non posso averlo gratis) e non ringraziano mai per quello che invece viene loro dato.

Qualcuno magari potrà pensare che la mia è solo invidia ma non è così, la mia è indignazione. Sono ovviamente esclusi dallo sfogo coloro che, seppur appartenendo alla categoria dei privilegiati, non hanno comportamenti di questo genere.

Parlando dei pezzenti dentro mi riferisco anche ai politici. E qui mi taccio nelle descrizioni perché è palese e sotto gli occhi di tutti la situazione e i privilegi a loro concessi ma che comunque non gli bastano mai e hanno ancora bisogno di rubarci tutto per essere soddisfatti. Guardatevi allo specchio attentamente, probabilmente vedrete quello che c’è dentro di voi, un po’ come accade a Dorian Gray quando vede il suo ritratto e forse a quel punto mi auguro vi renderete conto di quello che siete e vi ravvedrete.

Per fortuna ci sono anche tante persone comuni che si aiutano l’un l’altro e per quanto sul loro bilancio possa impattare fare beneficienza, partecipare alla colletta alimentare, adottare un bambino a distanza, donare 2 euro per contribuire alla ricerca di malattie ancora incurabili, oppure offrire un caffè anche a loro i pezzenti, lo fanno volentieri e con il cuore. Sono ricchi dentro e sono persone dignitose. È questo che conta.