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Un sorriso

Un sorriso non costa nulla e rende molto.
Arricchisce chi lo riceve,
senza impoverire chi lo dona.
Non dura che un istante
ma il suo ricordo è talora eterno.

Nessuno è così ricco da poterne fare a meno.
Nessuno è così povero da non poterlo dare.
Crea felicità in casa; è sostegno negli affari;
è segno sensibile dell’amicizia profonda.

Un sorriso dà riposo alla stanchezza;
nello scoraggiamento rinnova il coraggio;
nella tristezza è consolazione;
d’ogni pena è naturale rimedio.
Ma è bene che non si può comprare,
né prestare, né rubare,
poichè esso ha valore solo nell’istante in cui si dona.

E se poi incontrerete talora chi non vi dona l’atteso sorriso,
siate generosi e date il vostro;
perchè nessuno ha tanto bisogno di sorriso
come chi non sa darlo ad altri.

Frederik W. Faber (1814-1863)

Meraviglioso

Sveglia alle 3 del mattino, un po’ intontita e sonnecchiante mi trascino per casa sbattendo a destra e a sinistra. L’acqua fredda sul viso mi sveglia, mi ricordo il motivo che mi spinge a far questo nel cuore della notte e la motivazione mi riattiva come una molla: mi vesto velocemente, afferro lo zaino e il sacco a pelo e volo giù per le scale, un’auto mi sta aspettando. Inizia il viaggio: buio, stelle, luna, curve, pedaggi, altre curve e mi addormento. Mi rianimo al confine francese quando finalmente vedo il mare.

Eccolo lì: così calmo, azzurro e scintillante con le luci del mattino, mi sento già meglio. Una volta arrivati metto il costume e mi sdraio in spiaggia a farmi scaldare dal sole, che bello sentire le ossa che prendono calore. Sento nell’aria profumo di salsedine e posso ascoltare beandomene le onde che si infrangono sul bagnasciuga. Più tardi farò un bagno anche se l’acqua è fredda, non vedo l’ora di sentire il sale sulla pelle e nuotare… che senso di libertà si prova in acqua.

All’ora di pranzo mentre i miei amici dormono e la spiaggia è pressoché deserta mi tiro su e sto seduta ad ammirare lo spettacolo che offre la natura, mi sento pervadere da un senso di pace e di benessere e guardando tutto questo penso a quella canzone dei Negramaro: è proprio vero ma come facciamo a non accorgerci di quanto il mondo sia meraviglioso? Sicuramente difficile, duro, non sempre giusto, ma sempre e comunque meraviglioso. Non posso fare a meno di crederci e di pensarlo, solo che ogni tanto me ne dimentico.

Work, work, work

Rieccomi qua dopo settimane di assenza in cui ho completamente mandato a quel paese i miei propositi di lavorare meno e pensare di più al tempo libero che avevo tanto elogiato nell’articolo Casalinghe: non proprio disperate facendo la paladina che protegge la vita privata. Tutte cazzate! Cioè non che non sia giusto anzi giustissimo, ma sono io quella che dice cavolate perché sono ricaduta vittima delle cose da cui volevo prendere le distanze per cui mi sento una completa cazzara 😦

Penserete che abbiano deciso di darmi più soldi per farmi lavorare così tanto e invece NO! Sono io che ho la mente completamente bacata! Sono caduta nella trappola di sacrificare il mio tempo libero per le belle parole che mi hanno raccontato, tra l’altro completamente fasulle. Devo farmi curare seriamente, da uno bravo però, visto che ho qualcosa che non va. Si perché non so per quale assurdo motivo il mio senso del dovere e di appartenenza all’azienda sono davvero molto alti, e quando mi si parla di fare il bene comune e di dare una mano per raggiungere risultati che permettano al business di crescere anche senza alcuna ricompensa economica, io non sono più in grado di intendere e di volere e immagino veramente che il mio aiuto serva e possa fare la differenza. Comunque ora sono rinsavita, di nuovo, ma a questo punto non posso ritenermi immune dal cascare un’altra volta nella rete dell’adescatore, quindi mi sottoporrò ad un intervento neurochirurgico per fami togliere quella valvolina da brava impiegata che mi scatta tutte le volte e mi farò impiantare quella che  dice: “Attenta! Ti stanno prendendo per i fondelli” 🙂 Peccato che non si possa fare sul serio…mi eviterei tanti di quei mal di pancia… uff!

Ma il lavoro non dovrebbe nobilitare l’uomo?!? Probabilmente mi tirerò dietro gli insulti di chi è a casa disoccupato, ma non posso fare a meno di chiedermi: non si può trovare una via di mezzo? Forse no, probabilmente questo è un momento in cui è tutto bianco o tutto nero, anzi grigio o nero visto come vanno le cose nel nostro Paese. Non voglio però chiudere l’articolo con questi colori, sono un’ottimista e penso realmente che le cose andranno meglio e ci risolleveremo. Certo non possiamo pensare che le nostre aziende restino così come sono adesso. A mio avviso il mondo del lavoro deve cambiare completamente approccio, così com’è ora non è più sostenibile ma questo è un discorso che affronterò la prossima volta 🙂 nel frattempo vado a casa a godermi un po’ il MIO tempo libero!

Amo la pioggia, lava via le memorie dal marciapiede della vita (Woody Allen)

Oggi piove nella mia città ma mi è parso di capire che la situazione sia la medesima anche in altre parti d’Italia. Forse non sarò molto popolare ma a me piace la pioggia, perché lava via tutto. Innanzitutto mi pulisce la macchina senza che debba portarla all’autolavaggio 😀 In secondo luogo leva via lo smog e soprattutto se è un bell’acquazzone lava via la merda dei cani dalle strade e dai marciapiedi e scusate se è poco. Senza contare che ti fa venire voglia di stare nel letto sotto il piumone al calduccio o davanti a un camino con una bella tazza di té. La cosa che in realtà mi piace più di tutte è che ho la sensazione – rifacendomi a quanto detto da W. Allen – che la pioggia sia catartica. Mi fa riflettere, anche se divento un po’ malinconica: mi viene da pensare alle cose che non vanno e che voglio migliorare, mi domando cosa vorrei fare della mia vita e quali azioni dovrei intraprendere per cambiare. Penso ai miei errori, a quelli degli altri, a chi mi ha fatto male e a chi, invece, ho fatto del male io. Mi chiedo che fine hanno fatto le persone che per varie ragioni, serie o meno, sono sparite dalla mia vita e se ogni tanto loro pensano a me. Insomma faccio un po’ di autoanalisi… Fino a che mi affaccio da dietro la finestra e mi metto a guardare le goccioline d’acqua che cadono rigando i vetri e bagnando tutto e tutti: adoro vedere le coppie di amanti o di amici/che che si stringono sotto lo stesso ombrello, mi diverto guardando chi cerca di non bagnarsi correndo e facendo una pausa ogni tanto sotto i balconi o chi si copre la testa con i giornali, il sacchetto di plastica o qualsiasi cosa abbia in mano.

Io  invece sono di quelli che se ne fregano di bagnarsi soprattutto da quando ho deciso di smetterla di stirare i miei riccioli! Cammino lentamente sotto la pioggia assaporando la freschezza dell’acqua sul viso, penso che sia un modo per “lavar via” i ricordi poco piacevoli lasciandoli nel passato o meglio a terra visto che l’acqua me li toglie di dosso e dalla mente. E’ come passare la spugna sulla lavagna, cancelli (anche se per me si tratta più che altro di archiviare ) e ricominci. Anche perché solo dopo una giornata di pioggia riuscirai ad apprezzare meglio una bella giornata di sole.

Non c’è più religione

Domenica stavo guardano il programma TV di italiauno “Le Iene”, in particolare il servizio di Pablo Trincia su don Nello Giraudo, il parrocco che dal 1980 al 2010 ha abusato dei bambini che frequentavano le parrocchie in cui ha esercitato l’attività di sacerdote. L’inchiesta del giornalista fa emergere quanto i vescovi e le gerarchie vaticane fossero al corrente della situazione e non abbiano fatto nulla per fermarlo.

Niente capite? Ma come si fa a rimanere in silenzio conoscendo i fatti?! E non solo in silenzio, ogni volta che i mormorii su don Nello si facevano più rumorosi veniva spostato in un’altra parrocchia dove il pervertito pedofilo abusava di altri bambini e via via così per 20 anni. Nessun provvedimento di alcun tipo preso per tutti questi anni, infatti alla fine è stato don Nello stesso a consegnare le sue dimissioni.

Tutto questo mi dà il voltastomaco! Mi chiedo, e non penso di essere l’unica, come sia possibile che tutti (mi riferisco alla Chiesa) sapessero e nessuno lo abbia tolto da quella carica e lo abbia fatto arrestare o piuttosto non lo abbiano aiutato a curarsi da questa perversione. In ogni caso tenerlo a contatto con dei bambini è proprio la cosa peggiore che potessero fare e sapere che sono queste le persone che ci parlano di carità, di amore, di fede mi fa schifo!

Tempo di ritorni

Prima di tutto voglio scusarmi per essermi assentata così tanto… la fine dello scorso anno e l’inizio del nuovo sono stati faticosi, non tanto in termini di stanchezza fisica ma più che altro per tutta una serie di vicissitudini accadute che mi hanno messo a dura prova… sinceramente ho attraversato diversi momenti di sconforto. Sono andata in ferie pochi giorni prima di Natale con una tale angoscia e con un grosso peso sul cuore di cui pensavo di potermi liberare stando a casa e riposandomi, lasciando tutto nel vecchio anno. Che illusione! Non si può scappare ma solo affrontando le paure e gli scheletri nell’armadio si può andare avanti, peccato che non sia così facile! Infatti all’inizio non è bastato, anzi il 2013 devo dire è iniziato proprio male, quindi tutto quello che pensavo (mi ero illusa) di essermi lasciata alle spalle si è ripresentato davanti la porta ancora più pesante e più angosciante di prima. Ho passato il mese di gennaio cercando di mettere un po’ di ordine perché così non potevo più andare avanti, di risolvere le situazioni in sospeso, di sistemare una cosa alla volta, rassegnandomi e/o lasciandomi scivolare addosso quello su cui non posso intervenire. Avevo bisogno di trovare un po’ di pace. Posso dire oggi che ce l’ho fatta? Non lo so. Sicuramente le persone meravigliose che mi stanno intorno mi hanno dato tanta forza senza neppure accorgersene e mi hanno aiutato in questi momenti anche di solitudine ricordandomi che non sono sola e che bisogna sempre pesare i problemi e le situazioni difficili contestualizzandoli rispetto al resto del mondo. Perché ogni tanto si cade nella trappola di considerare soltanto il proprio microcosmo dimenticandosi di quali sono le cose davvero importanti e per le quali ci si sveglia ogni mattina.

Poveri dentro

In realtà il titolo che volevo dare a questo articolo è pezzenti dentro. Mi riferisco infatti a quelle persone che hanno per professione o per eredità dei privilegi sociali e che invece di utilizzare la formula di “aiutare chi è meno fortunato” non solo non si preoccupano minimamente di fare del bene ma in più fanno anche i pezzenti appunto con tutti gli altri, che sono invece “normali”. Per cui li senti fare le pulci per avere un regalo gratuito per i figli, per andare – sempre gratuitamente – a teatro e al museo, avere offerti i biglietti allo stadio, leggere il giornale del giorno prima pur di non comperarlo, scroccare persino il caffè al bar!

Si oggi ce l’ho con loro, i privilegiati, che si credono tanto nobili d’animo ma che in realtà sono solo dei pezzenti senza un minimo di dignità, che sanno solo lamentarsi e piangere per quello che non hanno (nel senso che non posso averlo gratis) e non ringraziano mai per quello che invece viene loro dato.

Qualcuno magari potrà pensare che la mia è solo invidia ma non è così, la mia è indignazione. Sono ovviamente esclusi dallo sfogo coloro che, seppur appartenendo alla categoria dei privilegiati, non hanno comportamenti di questo genere.

Parlando dei pezzenti dentro mi riferisco anche ai politici. E qui mi taccio nelle descrizioni perché è palese e sotto gli occhi di tutti la situazione e i privilegi a loro concessi ma che comunque non gli bastano mai e hanno ancora bisogno di rubarci tutto per essere soddisfatti. Guardatevi allo specchio attentamente, probabilmente vedrete quello che c’è dentro di voi, un po’ come accade a Dorian Gray quando vede il suo ritratto e forse a quel punto mi auguro vi renderete conto di quello che siete e vi ravvedrete.

Per fortuna ci sono anche tante persone comuni che si aiutano l’un l’altro e per quanto sul loro bilancio possa impattare fare beneficienza, partecipare alla colletta alimentare, adottare un bambino a distanza, donare 2 euro per contribuire alla ricerca di malattie ancora incurabili, oppure offrire un caffè anche a loro i pezzenti, lo fanno volentieri e con il cuore. Sono ricchi dentro e sono persone dignitose. È questo che conta.