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Solitudine

Solitudine è sentirsi soli anche in una stanza piena di persone, è provare un senso incolmabile di vuoto dentro, non sentirsi capiti e accettati dagli altri, avere gente intorno ma non sentirne la presenza, confondersi con i muri o con l’arredamento, essere soprammobili immobili mentre tutto il resto ruota, non riuscire a muovere un passo mentre il mondo va avanti.

Si pensa solo a se stessi focalizzandosi completamente sulla propria persona senza accorgersi che non è così difficile interagire e avere relazioni anche con gli altri. Ci si concentra soltanto sul proprio malessere interiore e per quanto si vorrebbe parlare con altri o ascoltarli proprio non ci si riesce.

Paradossalmente, ti senti già molto solo ma con il tuo comportamento allontani anche chi ti sta attorno, non rispondi al telefono e di conseguenza non chiami nessuno, non vuoi uscire e preferisci rimanere nel letto al buio, sotto le coperte a pensare, pensare e ancora pensare per sentirti ad ogni riflessione sempre più malinconico e triste.  Forse è proprio così: la tristezza viene dalla solitudine del cuore (Charles-Louis de Montesquieu).

E’ il momento di alzare la voce

Oggi voglio citare un articolo di Repubblica che seppur di 6 mesi fa è ahimè molto attuale:

Lo studio che pubblichiamo – un rigoroso lavoro scientifico di quelli destinati a essere discussi nei convegni, publbicati sulle riviste di settore, diventare letteratura accademica – dice che le donne sono più brave degli uomini. Una cosa che se una di noi si azzardasse a dire ad alta voce in ufficio o in una discussione pubblica sarebbe immediatamente tacciata di femminismo, categoria declinata da qualche anno come insulto, e guardata dai compagni di lavoro e di vita con sospetto, commiserazione, sufficienza e paura. Di conseguenza messa ai margini coi metodi consueti: dileggio, batuttine, maschilismo di repertorio e di potere. Infatti non si dice. Le donne hanno imparato da molto tempo, direi che lo hanno sempre saputo, che per fare quello che vogliono come vogliono devono dare l’impressione di non nuocere. Dare ai cretini la sensazione di essere spiritosi, non replicare e fargli le scarpe nei fatti. Senza che se ne accorgano.

Che le donne siano più brave, negli studi e nei luoghi di lavoro, è una nozione elementare di cui chiunque fa quotidiana esperienza; non tutte le donne, naturalmente, ché non basta essere donna. In quanto persone – difatti – anche le donne possono come gli uomini essere avide, sciocche, interessate, servili. Però quelle brave sono più brave. A scuola, per esempio. Dice la ricerca che “ottengono mediamente risultati migliori”, nel senso che si laureano in maggior numero, con voti più alti e in meno tempo.

Parliamo della “fascia alta” della società: il campione esamina diplomate nei licei e laureate nelle scuole e negli atenei di Milano. In tre mesi di meno, in media, le ragazze si laureano più numerose e con voti più alti. Poi vanno a lavorare, e guadagnano il 37 per cento in meno. Non un po’ di meno: un terzo abbondante. Anche a livelli dirigenziali gli amministratori delegati (non tutti, ma molti) si sentono in tranquillo e condiviso diritto di proporre alle donne contratti spacciati come standard che sono in verità di molto al di sotto, come reddito e garanzie, di quelli che propongono agli uomini.

La domanda dunque è: perché le donne li accettano? Perché a quel livello – il livello delle competenze alte, delle eccellenze – non funziona il ricatto al ribasso, quello per cui un ricercatore precario è costretto ad accettare 400 euro al mese perché se no c’è fuori una fila lunga così di aspiranti. Quindi: perché le donne non negoziano, non fanno rete, non denunciano? Perché non sono competitive, dice la ricerca che prende a parametri le attività sportive e il volontariato: le donne in esame fanno meno sport agonistico degli uomini e molta più attività sociale non remunerata. Non sono interessate alla gara, fanno per gli altri.

Anche in questo c’è un fondo di verità, soprattutto nella seconda parte. Sono competitive, certo che lo sono, ma hanno di più a cuore il bene degli altri. In generale, per l’esperienza che ne ho, considerano il potere un luogo di responsabilità e di fatica e non un privilegio. Sono in questo fastidiosissime, essendo la loro presenza la misura esatta dell’altrui deficienza: sul fronte del bene comune, del progetto condiviso, della passione civile. È molto chiaro, dunque, perché vengono – come si dice in quel linguaggio – disincentivate. Perché fanno ombra, smascherano il sistema autoimmune delle caste. Ed è anche chiaro perché fino ad oggi hanno piegato la testa alle peggiori condizioni: era l’unico modo per starci.

Ora però, credo, è venuto il tempo di dire le cose come stanno: è maturo il momento. Per le eccellenze degli atenei di Milano e per i milioni di donne nei call center e nelle catene di montaggio, per le astrofisiche e le hostess ai convegni. Il riscatto, come sempre, arriverà dal rifiuto di sottostare al ricatto. Nessuno regalerà niente, bisogna pretendere. Se il momento è difficile pazienza, anzi meglio. E nei momenti difficili che le cose cambiano per tutti. Non è detto che sia in peggio, la battaglia può chiamare a raccolta forze imprevedibili. La storia insegna. L’ora di alzare la voce è adesso, insieme agli altri: perché il futuro è già qui, è solo molto mal distribuito.

(04 giugno 2012)

di Concita De Gregorio (http://www.repubblica.it/economia/2012/06/04/news/momento_alzare_voce-36504268/)

Ovunque io mi volti nelle aziende, nei negozi, nei call center, in ospedale, vedo tantissime lavoratrici che non solo si “fanno il mazzo” sul luogo di lavoro ma quando escono sono ancora mogli e madri e hanno da lavorare anche a casa. Il problema è che queste donne straordinarie e piene di grinta, di entusiasmo e di energia per quanto eccezionali, competenti e preparate vengono pagate 1/3 in meno rispetto agli uomini.

Non sono una femminista ma vedo intorno a me una continua iniquità di trattamento economico tra i due sessi. Solo perchè siamo donne anche ai livelli più alti veniamo pagate di meno, ma come è possibile? Tra l’altro: sempre che ci siano delle quote rosa ai livelli più alti!

E’ anche vero che se siamo più numerose e occupiamo ora tantissimi posti “medi” prima o poi nello scatto verso l’alto sarà inevitabile che ci saremo noi ai vertici. Non so dire se sarà meglio o peggio, spero solo che si realizzi presto. E siamo noi che dobbiamo impegnarci perchè accada il prima possibile, come? E’ il momento di alzare la voce!

Poveri dentro

In realtà il titolo che volevo dare a questo articolo è pezzenti dentro. Mi riferisco infatti a quelle persone che hanno per professione o per eredità dei privilegi sociali e che invece di utilizzare la formula di “aiutare chi è meno fortunato” non solo non si preoccupano minimamente di fare del bene ma in più fanno anche i pezzenti appunto con tutti gli altri, che sono invece “normali”. Per cui li senti fare le pulci per avere un regalo gratuito per i figli, per andare – sempre gratuitamente – a teatro e al museo, avere offerti i biglietti allo stadio, leggere il giornale del giorno prima pur di non comperarlo, scroccare persino il caffè al bar!

Si oggi ce l’ho con loro, i privilegiati, che si credono tanto nobili d’animo ma che in realtà sono solo dei pezzenti senza un minimo di dignità, che sanno solo lamentarsi e piangere per quello che non hanno (nel senso che non posso averlo gratis) e non ringraziano mai per quello che invece viene loro dato.

Qualcuno magari potrà pensare che la mia è solo invidia ma non è così, la mia è indignazione. Sono ovviamente esclusi dallo sfogo coloro che, seppur appartenendo alla categoria dei privilegiati, non hanno comportamenti di questo genere.

Parlando dei pezzenti dentro mi riferisco anche ai politici. E qui mi taccio nelle descrizioni perché è palese e sotto gli occhi di tutti la situazione e i privilegi a loro concessi ma che comunque non gli bastano mai e hanno ancora bisogno di rubarci tutto per essere soddisfatti. Guardatevi allo specchio attentamente, probabilmente vedrete quello che c’è dentro di voi, un po’ come accade a Dorian Gray quando vede il suo ritratto e forse a quel punto mi auguro vi renderete conto di quello che siete e vi ravvedrete.

Per fortuna ci sono anche tante persone comuni che si aiutano l’un l’altro e per quanto sul loro bilancio possa impattare fare beneficienza, partecipare alla colletta alimentare, adottare un bambino a distanza, donare 2 euro per contribuire alla ricerca di malattie ancora incurabili, oppure offrire un caffè anche a loro i pezzenti, lo fanno volentieri e con il cuore. Sono ricchi dentro e sono persone dignitose. È questo che conta.

Civili o Incivili questo è il dilemma

Continuano ad insegnarci educazione civica sin dalle scuole primarie. Si parla sempre di essere civili, di rispetto: fare la raccolta differenziata, rispettare la coda, non buttare i rifiuti a terra, e chi più ne ha più ne metta. Ma diciamo la verità la nostra NON è una società civile.

Forse perchè l’italiano medio vuole sempre fare il “furbetto“, trovare la scorciatoia, l’escamotage in ogni situazione e non capisce che così si lede il bene comune, anche i suoi interessi. Non voglio fare demagogia, nè filosofia ma solo una riflessione su quanto siamo incivili. Si perchè alla fine pensiamo sempre e solo al nostro orticello senza preoccuparci che le nostre azioni o, il più delle volte, il non fare niente compromette tutti quanti. Non basta fare la raccolta carta e cedere il posto alla vecchietta sull’autobus se poi ce ne freghiamo delle code alla posta, insultiamo senza remore e scaricando il clacson il poverino o la poverina che non è partito appena è scattato il semaforo come fossimo in Formula 1, oppure non raccogliamo i bisogni del nostro cane quando lo portiamo fuori.

La verità è che ognuno di noi ha dei comportamenti civili e altri incivili, anche se non lo ammetteremmo mai. Forse però qualcosa sta cambiando e, scusate l’ottimismo, spero che in futuro vada molto meglio, così se sono costretta a chiamare i vigili perchè un’auto ha chiuso la mia posteggiando male non permettondomi di uscire e facendomi arrivare tardi a lavoro, poi l’indomani non mi trovo la macchina tutta rigata :@ ma solo un bigliettino di scuse per l’accaduto!

Ripongo troppa speranza?